Crans, il racconto di Kean: “Mi dicevo che non potevo morire. I Moretti? Vorrei sapere cosa provano”
«Di quella notte mi ricordo tanto caldo, troppo caldo. Sulle scale sono svenuto, poi mi sono rialzato con tutta la volontà del mondo, dicendomi “Kean, non puoi morire qua”. Un calore che non si dimentica». Ha parlato per la prima volta, al Tg5, il 17enne Kean, uno dei ragazzi milanesi coinvolti nell'incendio di capodanno divampato al Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, costato la vita a 41 persone, mentre altre 115 sono rimaste ferite.
«Ho visto tanti ragazzi che urlavano, ho visto quelle fiamme... erano proprio bruttissime da vedere», ha ricordato Kean, dimesso a fine giugno dal Niguarda dopo sei mesi in ospedale. Lui è uno degli studenti milanesi rimasti gravemente ustionati nel locale di Crans e curati all’ospedale Niguarda di Milano, da dove è stato dimesso a fine maggio. In diversi hanno raccontato il loro calvario e le speranze che nonostante tutto coltivano, senza darsi per vinti, affrontando la vita che hanno davanti.
Quella notte, al Constellation, Kean è riuscito a girare un video con lo smartphone, mandato in onda per la prima volta dal Tg5. Si vedono le fiamme, le scale, il bar e gli amici di Kean che cercano di scappare. La madre del giovane, Jim Cristal, che era una promessa del calcio, come Leonardo uno dei suoi compagni di classe al liceo linguistico Virgilio, rimasto anche lui ferito nell’incendio, dopo le dimissioni aveva lanciato un drammatico appello al ministro della salute chiedendo sostegno in vista del lungo percorso di cure che dovrà essere affrontato.
Il ragazzo è cosciente che il percorso è solo iniziato. Al telegiornale ha raccontato quali sono le conseguenze di quella notte. «Due dita della mano destra mi funzionano, e con quelle mangio, uso il cellulare. Ma ci sono momenti in cui penso 'basta, non ce la faccio più'», confessa, con drammatica sincerità.
Kean ha spiegato che ovviamente gli manca tanto il campo da calcio, la vita che faceva prima. E infine, si è rivolto ai responsabili di quella strage, i coniugi Moretti, che andranno a processo ma che continuano a cercare di trovare giustificazioni per quel che è accaduto la notte del primo gennaio. «Vorrei sapere cosa provano a vedere la gente a cui hanno rovinato la vita. Un ragazzino di 17 anni non può vivere in questo stato», dice lo studente, interpretando il pensiero di tutta l’Italia.
