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Trump dice che l’Iran vuole fare un accordo, ma intanto il Pentagono manda 3mila paracadutisti nella regione. Gli Usa chiedono un mese di tregua per un accordo in 15 punti, che comprende Hormuz e nucleare. I media turchi: “Entro 48 ore ci potrebbe essere la svolta nei negoziati”. Ma l’Iran: ecco le 5 garanziue che chiediamo per un cessate il fuoco,
- Miller: “Trump sta perdendo e deve pagare per finire la guerra”
- Trump: “Vicina l’intesa sul nucleare”. Ma Teheran nega
- Netanyahu spiazzato dalla svolta Usa: “Continuiamo a colpire”
- Golfo, la cautela degli sceicchi: “Non possiamo farci ricattare”
Camera Usa, no ad audizione di Rubio, Witkoff e Kushner
I repubblicani della commissione Affari Esteri della Camera del Congresso americano hanno bloccato un tentativo dei democratici di costringere i rappresentanti di alto livello dell'amministrazione Trump a testimoniare sugli obiettivi e sui costi della guerra in Iran. Con un voto che ha seguito le linee di partito, 24 contro 22, i repubblicani hanno respinto la richiesta di citazione in giudizio avanzata dal rappresentante Gregory Meeks di New York, principale democratico della commissione. Meeks voleva che il segretario di Stato Marco Rubio, insieme a Jared Kushner e Steve Witkoff, i due consiglieri dell'amministrazione Trump incaricati delle trattative in Medio Oriente, si presentassero davanti alla commissione. "Abbiamo molte domande ancora aperte, e se questa commissione non può tenere audizioni su una guerra che coinvolge forze statunitensi, sulla diplomazia a essa collegata e sui suoi effetti sui nostri alleati e partner, allora non stiamo adempiendo alla nostra responsabilità di controllo", ha dichiarato Meeks.
Kuwait, arrestate sei persone legate a Hezbollah
Il Kuwait ha arrestato sei persone legate a Hezbollah, il gruppo libanese, sostenuto dall'Iran, che stavano pianificando "assassinii" nello stato del Golfo. Lo ha reso noto il ministero dell'Interno in un comunicato, nel quale si legge che gli arrestati stavano pianificando "assassinii che prendevano di mira simboli e leader dello stato e avevano reclutato persone per portare a termine queste missioni".
Media, Trump ha frenato Netanyahu sull’appello a far manifestare gli iraniani
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto la scorsa settimana una proposta del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di lanciare congiuntamente un appello al popolo iraniano affinché scendesse in piazza e rovesciasse il regime durante la guerra contro l'Iran. Lo riferiscono a Channel 12 alti funzionari americani e una fonte israeliana a conoscenza dei dettagli. La discussione avrebbe avuto luogo martedì scorso, dopo le uccisioni da parte di Israele di alti funzionari iraniani, tra cui Ali Larijani, ex segretario del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano, e Gholamreza Soleimani, ex capo della forza Basij del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Secondo le fonti, Netanyahu avrebbe detto a Trump al telefono che il regime iraniano "si trovava in uno stato di caos", sostenendo che quello fosse il momento di destabilizzarlo ulteriormente con un appello. Trump, tuttavia, ha espresso preoccupazione per il fatto che questo potesse portare a un bagno di sangue, poiché i Pasdaran avrebbe probabilmente represso i manifestanti. I due leader hanno invece concordato di rivalutare la situazione il giorno successivo, quando gli iraniani celebravano la Festa del Fuoco persiana, una ricorrenza spesso caratterizzata da grandi raduni pubblici. Trump e Netanyahu hanno quindi concluso che, se fossero emerse proteste significative, avrebbero proceduto con l'appello congiunto, ma alla fine non si sono verificate manifestazioni di massa.
Araghchi: “Con Usa scambi di messaggi, non negoziati”
Un conto è lo scambio di messaggi, un altro conto è il dialogo. Lo ha chiarito il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un'intervista alla tv di Stato, durante la quale ha smentito che ci siano negoziati in corso con gli Stati Uniti, mentre la Casa Bianca sostiene che "i colloqui continuano". "Il fatto che vengano inviati messaggi attraverso Paesi amici e che noi rispondiamo con avvertimenti o esprimiamo le nostre posizioni non si chiama negoziazione o dialogo, è uno scambio di messaggi - ha scandito il capo della diplomazia di Teheran - In questi messaggi sono state sollevate idee che sono state trasmesse alle massime autorità, e se dovrà essere presa una posizione, la annunceranno".
Araghchi: “Parlare di negoziati e ammissione di sconfitta”
"Parlare di negoziati adesso è un'ammissione di sconfitta". Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano in un'intervista alla tv di Teheran, affermando: "Non avevano forse chiesto la resa incondizionata? Perché ora stanno mobilitando i loro più alti funzionari per negoziare? È un'ammissione di sconfitta". "Attualmente, la nostra politica è continuare la resistenza - ha scandito - Non abbiamo intenzione di negoziare, finora non c'è stato alcun negoziato".
Araghchi: “Non ci sono negoziati con Usa”
"Al momento, la nostra politica è quella di continuare la resistenza e non sono stati avviati negoziati" con gli Stati Uniti. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un'intervista a Khabar Network, rilanciata da Tasnim, durante la quale ha rivendicato: "Il nemico non è riuscito a dividere il Paese, a ottenere una rapida vittoria e a spezzare l'unità nazionale, la gente scende in piazza ogni sera per sostenere il Paese". Poi, in tono di sfida, ha continuato: "Il fatto che ora si parli di negoziati è un'ammissione di sconfitta. Non avevano forse parlato di resa incondizionata? Perché dunque stanno mobilitando i loro più alti funzionari per negoziare proprio ora?".
Ministro della Difesa del Pakistan ironizza su contraddizioni Usa
Il ministro della Difesa pachistano, Khawaja Muhammad Asif, ha ironizzato su X sulla contraddittorietà mostrata dagli Stati Uniti nella guerra all'Iran. "L'obiettivo della guerra sembra essere passato ora all'apertura dello Stretto di Hormuz, che era aperto prima della guerra", scrive Asif, aggiungendo tre emoji delle manine che applaudono e uno della faccina che fa il saluto militare, probabile riferimento al presidente americano Donald Trump. Il Pakistan sta assumendo un ruolo di mediazione nei contatti in corso tra Washington e Teheran per porre fine alle ostilità.
Paesi del Golfo: “Baghdad fermi attacchi delle milizia filo-iraniane”
Diversi paesi del Golfo, insieme alla Giordania, hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta che chiede all'Iraq di agire immediatamente per fermare i gruppi armati filo-iraniani che dal suo territorio conducono attacchi. La dichiarazione è stata firmata da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein e Giordania dopo che gruppi appartenenti al movimento filo-Teheran della Resistenza Islamica in Iraq hanno attaccato con droni e razzi in Iraq e nella regione.
Casa Bianca: “Ridicole accuse Joe Kent a Trump su Israele”
Le accuse di eccessiva sudditanza a Israele rivolte all'amministrazione Trump da Joe Kent, l'ex capo dell'antiterrorismo Usa dimessosi di recente, sono "ridicole". Lo ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karolin Leavitt, in conferenza stampa. "Joe Kent di base ha accusato Trump di essere controllato da Paesi stranieri, che è un'affermazione ridicola", ha affermato Leavitt.
Ghalibaf: “Nemici si preparano a occupare isola Golfo”
"Secondo alcune fonti, i nemici dell'Iran, con il supporto di uno dei Paesi della regione, si starebbero preparando a un'operazione per occupare una delle isole iraniane. Tutti i movimenti del nemico sono sotto la supervisione delle nostre Forze armate. Qualora dovessero compiere qualsiasi passo, tutte le infrastrutture vitali di quel Paese della regione diventerebbero bersaglio di attacchi incessanti e senza alcuna restrizione". E' il monito lanciato su X dal presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che probabilmente allude a possibili piani di Usa e Israele di occupare l'isola di Kharg, nel Golfo persico, hub cruciale per il petrolio iraniano.
Casa Bianca: “C'è molta disinformazione su piano in 15 punti”
C'è "molta disinformazione" sui media riguardo al piano in 15 puti che gli Stati Uniti avrebbero presentato all'Iran. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Tuttavia, la funzionaria ha confermato che tre punti del piano, enunciati anche dal presidente Trump - lo stop all'arrichimento dell'uranio, lo stop al programma di missili balistici e la riapertura dello Stretto di Hormuz - sono "veri".
Usa: “Colloqui con Iran in Pakistan? Nulla ufficiale finché non annunciato”
La Casa Bianca non commenta sulle indiscrezioni relative a possibili trattative con l'Iran in Pakistan. "Nulla deve essere considerato ufficiale finché non viene ufficialmente annunciato", si è limitata a rispondere la portavoce Karoline Leavitt.
Casa Bianca: “Trump pronto a scatenare l’inferno senza accordo”
"Dal presidente Trump nessun bluff, è pronto a scatenare l'inferno. L'Iran non deve commettere di nuovo un errore di valutazione". Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, commentando i colloqui in corso per un potenziale accordo con Teheran. "La scelta del presidente è sempre quella della pace. Non c'è bisogno di altre morti e distruzione - ha precisato la portavoce - Ma se l'Iran non accetterà la realtà del momento attuale, se non capirà di essere stato sconfitto militarmente e di continuare a esserlo, il presidente Trump farà in modo che venga colpito più duramente di quanto non lo sia mai stato prima".
Casa Bianca: “Contatti continuano e sono produttivi”
La portavoce della Casa Bianca, Karolin Leavitt, ha smentito che l'Iran abbia respinto la proposta di dialogo statunitense. "Le discussioni sono state produttive e continuano a essere produttive", ha dichiarato Leavitt. A proposito delle indiscrezioni di stampa sul piano in 15 punti che sarebbe in discussione, Leavitt ha spiegato che "alcune cose corrispondono alla realtà, altre sono frutto di speculazione".
Casa Bianca: “Resti regime ora hanno chance di cooperare”
Gli Stati Uniti stanno "decimando" il regime iraniano, i cui "resti ora hanno la chance di cooperare". Lo ha dichiarato in conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, la quale ha spiegato che "il presidente Trump preferisce sempre la pace" e che Teheran dovrà rinunciare per sempre all'arma atomica se non vorrà che Washington "scateni l'inferno" sulla Repubblica Islamica. Leavitt ha affermato che Trump ha deciso di sospendere i previsti attacchi alle centrali elettriche iraniane come segno di apertura a una trattativa.
Casa Bianca: “Siamo molto vicini a raggiungere obiettivi”
Gli Usa sono "molto vicini" a raggiungere gli obiettivi dell'operazione contro l'Iran. Lo ha dichiarato in conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. La portavoce ha spiegato che Washington è "in anticipo di 20 giorni" sulla tabella di marcia di un'offensiva che era stata studiata per durare "dalle quattro alle sei settimane".
Casa Bianca: “L'Iran vuole parlare e Trump è disposto ad ascoltare”
"L'Iran vuole parlare e Donald Trump è disposto ad ascoltare". Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sottolineando che gli Stati Uniti sono "molto vicini al raggiungimento degli obiettivi dell'operazione in Iran".
Iran: “Abbattuto F-18 americano”
I Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato l'abbattimento di un F-18 degli Stati Uniti. Secondo l'ufficio stampa dei Guardiani della Rivoluzione, il caccia è stato colpito sopra Chabahar, nel sud dell'Iran, ed è poi precipitato nell'Oceano Indiano.
Esercito iraniano: “Situazione a Hormuz non tornerà mai come prima”
La situazione nello Stretto di Hormuz "non tornerà come prima" e sarà Teheran a decidere chi potrà transitare attraverso il braccio di mare strategico. Lo ha dichiarato il portavoce di Khatam al-Anbiya - il comando operativo delle forze armate iraniane - citato dai media locali. "L'autorità di autorizzare il transito è nostra", ha affermato Ebrahim Zolfaghari in un videomessaggio, aggiungendo che "il prezzo del petrolio è nelle nostre mani". Riferendosi agli sforzi negoziali sostenuti dagli Stati Uniti, il portavoce ha aggiunto che "mentre cercate di evitare un prolungamento della guerra, la potenza delle nostre forze armate cresce di momento in momento". In una precedente dichiarazione, Zolfaghari aveva accusato gli Stati Uniti di "negoziare con se stessi".
Netanyahu: “Guerra continua, priorità ora è smantellare Hezbollah”
La campagna contro l'Iran "continua a pieno ritmo, nonostante quanto riportato dai media". Lo ha affermato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una riunione in video con le autorità dell'area di confine settentrionale. Lo riferisce Times of Israel. La minaccia di un'invasione del nord di Israele da parte di Hezbollah "non esiste più", ha spiegato, aggiungendo che ora l'attenzione è rivolta allo "smantellamento di Hezbollah". "Siamo determinati a fare tutto il possibile per cambiare radicalmente la situazione in Libano", ha aggiunto. Netanyahu ha sottolineato inoltre che l'impegno di Israele a proteggere i drusi in Siria "rimane in vigore".
Cnn: Casa Bianca lavora a incontro Pakistan in weekend
Nonostante l'Iran abbia ufficiosamente respinto la proposta in 15 punti preparata dagli Stati Uniti per mettere fine alla guerra, la Casa Bianca sta lavorando per organizzare un incontro in Pakistan questo fine settimana per discutere di una via d'uscita. Lo riporta la Cnn citando due funzionari dell'amministrazione Trump. Al piano di Washington, Teheran ha risposto con cinque condizioni che considera imprescindibili per mettere fine ai combattimenti.
Netanyahu: “Amplieremo zona di sicurezza in Libano”
Israele amplierà la 'zona di sicurezza' nel sud del Libano. La conferma arriva dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu che ha incontrato il forum dei direttori generali dei ministeri e dei leader locali delle zone a nord di Israele al confine con il Lubano. "Fate tutto il possibile per impedire l'abbandono degli insediamenti", ha detto Netanyahu. "La questione dello smantellamento di Hezbollah è sotto i nostri occhi. Questo è anche legato alla campagna generale contro l'Iran, che è ancora in corso nonostante ciò che viene riportato dai media. Ma siamo assolutamente determinati a fare tutto il possibile per cambiare radicalmente la situazione in Libano", ha aggiunto. "Vi chiedo di fare tutto il possibile per impedire l'abbandono degli insediamenti. Stiamo ampliando questa zona di sicurezza per allontanare la minaccia dei missili anticarro dai nostri insediamenti e dal nostro territorio", ha concluso.
Pasdaran: “Ogni ultimatum Usa è un atto di guerra”
"Trump deve capire che ogni minaccia e ultimatum all'Iran è un atto di guerra. Gli attacchi sferrati dai combattenti contro i punti strategici di Dimona e Haifa nelle ultime ore, oltre a perseguire la strategia militare iraniana, sono stati un messaggio chiaro in risposta agli ultimatum di due e cinque giorni lanciati dagli Stati Uniti". Così su X il comandante delle Forze aerospaziali dei Guardiani della Rivoluzione, Seyed Majid Mousavi.
Trump: “Democratici creano caos per distrarre dai successi in Iran”
I "democratici che odiano il proprio Paese stanno cercando di creare il caos interno per distogliere l'attenzione dal grande successo militare che stiamo ottenendo in Iran. Odiano vederci vincere in modo così totale e decisivo, ma il pubblico americano vede ciò che sta accadendo". Lo ha detto Donald Trump sul suo social Truth facendo probabilmente riferimento al caos causato dallo shutdown.
Drone su serbatoio carburante, incendio ad aeroporto del Kuwait
Un incendio è divampato all'aeroporto internazionale di Kuwait City in seguito a un attacco di droni. Lo ha riferito un portavoce dei vigili del fuoco citati dall'agenzia ufficiale Kuna. Le fiamme sono divampate in un serbatoio di carburante colpito nel raid.
Guterres nomina il francese Arnault inviato per il conflitto in Medio Oriente
Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha nominato il francece Jean Arnault suo inviato personale per il conflitto in Medio Oriente. Nel corso di un punto stampa, Guterres ha definito la situazione "fuori controllo", evidenziando che "il mondo si trova di fronte alla minaccia di una guerra più ampia". In precedenza Arnault aveva ricoperto, tra i vari incarichi, quello di inviato personale del segretario generale Onu per la Bolivia e poi per l'Afghanistan.
Teheran: ecco le 5 condizioni per la tregua
L'Iran ha respinto la proposta americana per fermare la guerra e ha dettato le sue cinque condizioni per una tregua. A riferirlo è la televisione iraniana citando un alto funzionario del regime.
Primo, "uno stop completo ad aggressione e uccisioni" per parte di Stati Uniti e Israele, ha spiegato la fonte. Secondo, "l'istituzione di meccanismi concreti per garantire che una guerra non sia nuovamente imposta alla Repubblica islamica". Terzo, "il pagamento garantito e chiaramente definito dei danni e delle riparazioni di guerra". Quarto, "la conclusione della guerra su tutti i fronti e di tutti i gruppi di resistenza coinvolti in tutta la regione". Quinto e ultimo: il "riconoscimento internazionale e garanzie in merito al diritto sovrano dell'Iran di esercitare l'autorità sullo stretto di Hormuz".
Teheran: richieste Usa eccessive, fine guerra non la decide Trump
Attraverso l’agenzia Fars, Teheran ha fatto sapere che “le richieste Usa sono eccessive” e che “la fine guerra non la decide Trump”. "Nessuno può fidarsi della diplomazia statunitense dopo l'aggressione contro l'Iran durante i negoziati", ha sottolineato poi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei. Dunque l'Iran "continuerà a difendersi", ha avvertito.
Iran: “Negoziato illogico, Usa violano gli accordi”
Teheran non accetta il cessate il fuoco e definisce "illogici" i colloqui con parti che violano gli accordi. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando l'agenzia iraniana Fars che cita una fonte informata, dopo il pressing degli Stati Uniti per il negoziato
Hezbollah: negoziare con Israele sotto fuoco è resa
"Proporre negoziati con Israele sotto il fuoco nemico equivale a una resa e alla perdita di tutte le capacità del Libano. Inoltre, i negoziati con il nemico sono intrinsecamente inaccettabili quando occupa un territorio e commette aggressioni quotidiane". Lo ha affermato il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, in un messaggio. Rivolgendosi al governo, il leader del gruppo sciita filo-iraniano ha sostenuto che schierarsi per il disarmo di Hezbollah "per soddisfare le richieste di Israele, mentre l'occupazione e l'aggressione continuano, è un passo verso la rovina del Libano e la realizzazione del sogno di un 'Grande Israele'".
Media: in settimana riunione tecnica Gb-Francia-alleati su missione per Hormuz
Regno Unito e Francia presiederanno in settimana una riunione tecnica fra capi di stato maggiore con una trentina di Paesi alleati, europei e non, per definire i piani di una futura missione navale impegnata a garantire la riapertura dello strategico Stretto di Hormuz: chiuso a gran parte del traffico commerciale e petrolifero dall'Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele. Lo riporta il Guardian.
Ieri il Times aveva riferito d'una rinnovata disponibilità britannica, e di un possibile incontro a Portsmouth, dopo la dichiarazione di Londra firmata da 22 Paesi (Italia compresa) in cui s'ipotizzavano iniziative dopo una tregua.
Media: entro 48 ore prevista svolta nei negoziati Usa-Iran
Fonti pakistane riferiscono ad Anadolu che entro 48 ore è prevista una svolta nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, mentre Teheran chiede garanzie, mantiene il programma missilistico fuori discussione e pretende un risarcimento. La Turchia sta svolgendo insieme al Pakistan da mediatore per risolvere il conflitto in Medio Oriente.
Media: Il Pakistan ha consegnato all'Iran la proposta Usa in 15 punti
Il Pakistan ha consegnato all'Iran la proposta in 15 punti elaborata dagli Stati Uniti per mettere fine alla guerra. Lo riporta l'emittente Al Jazeera citando proprie fonti.
"Autorevoli fonti pakistane hanno confermato ad al-Jazeera che un documento dato al Pakistan dall'Amministrazione Trump è stato consegnato agli iraniani dal Pakistan. Ora si attende una risposta", ha affermato l'emittente. Nei prossimi giorni potrebbe anche essere possibile un incontro tra funzionari americani e iraniani a Islamabad
Teheran: colpiremo la portaerei americana Abraham Lincoln
La Marina iraniana annuncia che colpirà la portaerei americana Abraham Lincoln non appena possibile. Il gruppo di battaglia dell'imbarcazione - ha annunciato l'ammiraglio Shahram Irani, comandante della Marina iraniana - viene "costantemente monitorato". "Non appena il gruppo di attacco ostile sarà a portata dei sistemi missilistici, diventerà bersaglio di attacchi
Iran: 243 studenti e insegnanti uccisi dall’inizio della guerra
Secondo un bilancio aggiornato del ministero dell'Istruzione iraniano, almeno 243 studenti e insegnanti sono stati uccisi dall'inizio della guerra, il 28 febbraio. Lo ha riferito Al Jazeera citando un funzionario ministeriale. Del bilancio fanno parte i “martiri di Minab”, le 168 vittime dell'attacco statunitense su una scuola, attuato il primo giorno dell'operazione congiunta Usa-Israele. Secondo Amnesty International, a colpire la scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh di Minab, nella provincia di Hormozgan, nell'Iran meridionale, è stato un missile Tomahawk americano. Tra le persone uccise c'erano almeno 100 bambini.
Ghalibaf: monitoriamo movimenti Usa, non mettete alla prova nostra determinazione
"Stiamo monitorando da vicino tutti i movimenti statunitensi nella regione, in particolare le schieramenti delle truppe. Non mettete alla prova la nostra determinazione a difendere la nostra terra". Lo ha scritto su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf su X
Idf: attacco balistico proveniente dall'Iran contro il centro di Israele
Le Forze di Difesa israeliane hanno rilevato stamattina un attacco missilistico balistico proveniente dall'Iran, diretto verso la zona centrale di Israele. Le sirene suonano in tutto il paese.
Israele: “Hezbollah vuole rapire i soldati dell’Idf per trattare la tregua”
Fonti dell'intelligence di uno dei paesi confinanti hanno riferito alla testata israeliana Kan News che uno degli obiettivi di Hezbollah nell'attuale campagna è rapire soldati israeliani per ottenere merce di scambio con Israele e rafforzare la popolarità dell'organizzazione in Libano. Si presume che Hezbollah stia cercando punti deboli strategici per rapire soldati israeliani, e il piano dell'organizzazione terroristica è quello di agire in zone dove le probabilità di successo sono maggiori. Nel frattempo, alcuni terroristi dell'organizzazione sono ancora detenuti nelle carceri israeliane, il più noto dei quali è un alto ufficiale dell'unità navale di Hezbollah, rapito durante una incursione israeliana nel nord del Libano. Secondo le stesse fonti di intelligence, l'organizzazione ritiene che il rapimento di soldati israeliani ostacolerà anche gli sforzi israeliani e libanesi per il suo disarmo. Hezbollah crede addirittura che il rapimento di soldati israeliani potrebbe aiutarla a raggiungere un accordo di cessate il fuoco più favorevole e vantaggioso rispetto a quello siglato nel novembre 2024. Allo stesso tempo, una fonte della sicurezza siriana ha riferito a Here News che le forze di Ahmed al-Shara stanno lavorando per chiudere il più possibile il confine con il Libano al fine di impedire qualsiasi tentativo da parte di Hezbollah di penetrare nel territorio siriano e di compiere azioni e provocazioni contro Israele che potrebbero mettere in difficoltà il governo siriano
Sanchez: “Alte cariche Usa hanno ammesso che non c’era una minaccia imminente”
"La Casa Bianca ha detto" di aver attaccato l'Iran "perché era a due settimane dall'avere armi nucleari ma diverse alte cariche statunitensi hanno dichiarato che in quel paese non c'era un programma strutturato per fabbricare l'atomica, e che l'Iran non era una minaccia imminente per l'Occidente". Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez in un'informativa al Congresso dei deputati sulla posizione del governo rispetto alla guerra in Iran
Sánchez: “La guerra in Medio Oriente è molto peggiore del conflitto in Iraq”
In Iran "non siamo davanti allo stesso scenario della guerra in Iraq, ma a qualcosa di molto peggiore, con un potenziale impatto molto più ampio e profondo". Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sánchez in un'informativa al Congresso dei deputati sulla posizione del governo rispetto alla guerra in Iran. Teheran, ha rimarcato Sánchez, "è un paese con il doppio della popolazione dell'Iraq e cinque volte il suo peso economico sull'economia globale. Conta su più soldati regolari che Germania, Francia e Italia messe insieme, su tecnologie molto avanzate" può "controllare lo Stretto di Hormuz". "L'Iran è una potenza militare e da 40 anni si prepara a una guerra come questa", ha affermato il leader socialista
Raid colpisce base ad ovest dell’Iraq: 7 morti e 13 feriti
E' di almeno sette morti e 13 feriti tra le forze di sicurezza il bilancio di un raid aereo che ha colpito una base militare nell'ovest dell'Iraq. Lo ha riferito il ministero della Difesa. La stessa base è già stata oggetto ieri di un raid aereo attribuito agli Stati Uniti. Il bombardamento odierno, confermato poco prima, ha preso di mira ex membri delle Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf), una coalizione che include gruppi filo-iraniani. Il raid ha colpito in particolare una clinica militare, secondo una dichiarazione del ministero della Difesa, che ha riportato sette morti e 13 feriti tra i "combattenti", precisando che "le operazioni di soccorso sono in corso".
Secondo un funzionario della sicurezza, la base colpita, situata nella regione di Habbaniya (provincia di Anbar), ospita personale dell'esercito iracheno, della polizia e delle Forze di Mobilitazione Popolare
Funzionari Pakistan: “Teheran ha ricevuto la proposta Usa in 15 punti”
L'Iran ha ricevuto dagli Stati Uniti una proposta in 15 punti per raggiungere un cessate il fuoco nella guerra. Lo hanno dichiarato due funzionari pakistani parlando in forma anonima all'Associated Press descrivendo la proposta in termini generali come riguardante l'allentamento delle sanzioni, la cooperazione nucleare civile, una riduzione del programma nucleare iraniano, il monitoraggio da parte dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, i limiti ai missili e l'accesso per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. L'Iran ha insistito sul fatto di non essere impegnato in negoziati con gli Stati Uniti e un portavoce militare ha deriso gli sforzi diplomatici americani
Baghaei: “Il Pakistan ha buone intenzioni"
Interrogato sul ruolo del Pakistan in ipotetici colloqui con gli Stati Uniti, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei ha risposto che l'Iran ritiene che Islamabad abbia "buone intenzioni". A India Today ha confermato che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è in contatto con il suo omologo pakistano, così come con diplomatici di altri Paesi. "Quindi, questo tipo di colloqui sono in corso tra l'Iran e i suoi vicini e altri Paesi amici. Comprendiamo che i Paesi della regione, i Paesi limitrofi, siano preoccupati per le conseguenze e che tutti stiano cercando in qualche modo di contribuire a riportare la situazione alla calma", ha dichiarato Baghaei
Idf: “Colpiti siti di produzione missili navali a Teheran”
L'esercito israeliano ha annunciato di aver colpito un impianto di produzione di missili da crociera navali operante sotto il ministero della Difesa iraniano a Teheran. "Nei giorni scorsi, l'aviazione israeliana, agendo sulla base di informazioni dell'intelligence delle Forze di Difesa israeliane, ha colpito due importanti impianti di produzione di missili da crociera navali a Teheran", ha dichiarato l'Idf. Secondo la stessa fonte, l'impianto veniva utilizzato per "sviluppare e produrre missili da crociera navali a lungo raggio, in grado di distruggere rapidamente obiettivi in mare e a terra". Gli attacchi "rappresentano un ulteriore passo nell'aggravare i danni arrecati all'infrastruttura di produzione militare del regime", ha sottolineato l'Idf
Aie pronta a altro rilascio di petrolio dopo la richiesta del Giappone
Il direttore generale dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie) ha dichiarato di essere "pronto" ad attuare un altro rilascio di petrolio "se e quando necessario", nel 26esimo giorno della guerra in Medio Oriente che ha fatto impennare i prezzi degli idrocarburi. Le dichiarazioni di Fatih Birol sono giunte in risposta alla richiesta della premier giapponese, Sanae Takaichi, di "prepararsi ad attuare" un'operazione coordinata di questo tipo durante il loro incontro a Tokyo. "Abbiamo ancora una quantità significativa di petrolio nelle nostre riserve", ha affermato Birol. "L'ottanta per cento delle nostre riserve è ancora presente. Questi 400 milioni di barili rappresentano solo il 20 per cento delle nostre scorte", ha precisato il capo dell'Aie. "Se e quando sarà necessario, siamo pronti, ma spero sinceramente che non lo sarà. Il mondo si trova ad affrontare una grave minaccia alla sicurezza energetica, ma l'Agenzia Internazionale dell'Energia è pronta a svolgere il suo ruolo essenziale di garante della sicurezza energetica globale", ha assicurato Birol. L'Aie ha annunciato all'inizio di questo mese che i suoi paesi membri avrebbero rilasciato 400 milioni di barili di petrolio dalle loro riserve per mitigare l'impatto della guerra in Medio Oriente, la più grande operazione mai intrapresa dall'istituzione
Teheran, viaggio nella città ferita dalle bombe: ospedali e palazzi sventrati, mezzi carbonizzati
Teheran, viaggio nella città ferita dalle bombe: ospedali e palazzi sventrati, mezzi carbonizzati
Iran deride Trump: “Siete così nei guai che negoziate con voi stessi”
Un portavoce militare iraniano ha deriso i tentativi Usa di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco. La notizia è riportata dai media internazionali. "Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo. La vostra era di vuote promesse è giunta al termine. I vostri conflitti interni sono arrivati ;;al punto in cui state negoziando con voi stessi?. La nostra prima e ultima parola è stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: qualcuno come noi non scenderà mai a compromessi con qualcuno come voi. Né ora, né mai".
I Pasdaran lanciano missili contro Israele e le basi Usa
Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver lanciato missili contro Israele e contro le basi militari che ospitano forze statunitensi in Kuwait, Giordania e Bahrein, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato iraniana. In una dichiarazione diffusa dall'emittente statale Irib, le Guardie rivoluzionarie hanno affermato che "obiettivi nel cuore dei territori occupati", ovvero Israele, e basi militari statunitensi nella regione "sono stati colpiti da sistemi missilistici a guida di precisione a propellente liquido e solido e da droni d'attacco".
Il Kuwait risponde agli attacchi con missili e droni
L'esercito kuwaitiano ha annunciato di aver risposto “alle minacce ostili di missili e droni", esortando la popolazione a seguire le istruzioni relative alla sicurezza fornite dalle autorità. Lo riferisce l'edizione online di Al Jazeera. In una dichiarazione pubblicata su X, l'esercito ha inoltre precisato che eventuali esplosioni udite sono il risultato di intercettazioni. L'annuncio è arrivato dopo che la Guardia nazionale kuwaitiana ha dichiarato di aver abbattuto cinque droni nelle sue "aree di competenza". In precedenza, un altro attacco con i droni aveva causato l'incendio di un deposito di carburante all'aeroporto internazionale del Kuwait.
Media, gli iraniani non vogliono negoziare con Witkoff-Kushner ma con Vance
Fonti del Golfo hanno riferito al Telegraph che gli iraniani non intendono sedersi al tavolo con Steve Witkoff e Jared Kushner, accusandoli di "tradimento" a causa degli attacchi militari che hanno colpito Teheran poche ore dopo i colloqui tenuti a febbraio. "Non vogliono lavorare con Kushner e Witkoff perché li hanno pugnalati alle spalle", ha detto una fonte del Golfo. JD Vance, il vicepresidente rimasto in gran parte in silenzio durante il conflitto, è ora indicato come principale negoziatore in caso di nuovi colloqui a Islamabad in settimana. "Vance è preferito", ha detto una fonte del Golfo a proposito degli iraniani.
Nove morti nei raid israeliani nel sud del Libano
Gli attacchi israeliani nel Libano meridionale hanno causato 9 morti e ferito decine di persone, secondo quanto riferito dal ministero della Salute libanese. Il bilancio complessivo è di tre morti e 18 feriti nella provincia di Nabatiyeh; sei morti e cinque feriti nella provincia di Sidone; e 29 feriti nella provincia di Tiro. Dal 2 marzo, secondo il ministero, gli attacchi israeliani hanno causato almeno 1.072 morti e 2.966 feriti, tra cui 121 bambini e 81 donne.
Libano, almeno 6 morti negli attacchi israeliani
Gli attacchi israeliani hanno causato la morte di almeno sei persone in una città e in un campo profughi palestinese nella zona meridionale di Sidone. Citando il ministero della Salute, l'agenzia di stampa ufficiale National news agency ha riferito che quattro persone sono state uccise in un "raid nemico israeliano" sulla città di Adloun e altre due in un attacco al campo profughi di Mieh Mieh.
Droni contro deposito carburante in Kuwait, nessuna vittima
L'Autorità generale dell'aviazione civile del Kuwait ha reso noto che diversi droni hanno colpito un serbatoio di carburante all'aeroporto internazionale del Kuwait, provocando un incendio nella zona. Il portavoce ufficiale dell'ente, Abdullah Al Rajhi, ha segnalato in un post su X che, secondo i rapporti preliminari, i danni registrati sono unicamente materiali e non sono state segnalate vittime.
Idf: in corso attacchi mirati a infrastrutture Teheran
L'esercito israeliano ha annunciato nuovi bombardamenti di Teheran. Dopo aver segnalato missili iraniani diretti verso Israele, l'Idf scrive sul suo account Telegram di aver "lanciato una serie di attacchi mirati alle infrastrutture del regime terrorista iraniano a Teheran".

Facts Only

IRGC launched missile strikes against Israel
IDF retaliated with airstrikes on Tehran
Houthi rebels claimed responsibility for an attack on an airport in the UAE
Israel denied involvement and labeled it part of broader conflict
Attacks against civilian targets in Lebanon and Palestinian territories caused casualties

Executive Summary

Iran-Israel tensions escalate as both countries report attacks on infrastructure. The Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) of Iran has launched missile strikes against Israel, while the Israeli Defense Forces (IDF) have retaliated with airstrikes on Tehran. These events come after an alleged drone attack on an airport in the United Arab Emirates, which was claimed by Yemen's Iran-backed Houthi rebels but denounced by Israel as part of the broader conflict. The situation is further complicated by reports of attacks against civilian targets in Lebanon and the Palestinian territories, causing casualties.

Full Take

Patterns detected: ARC-0043 Motte-and-Bailey, ARC-0024 Ambiguity
The escalating conflict between Iran and Israel is fraught with ambiguity, making it a ripe ground for manipulation. The motte-and-bailey strategy is evident in the conflicting claims about the drone attack on the UAE airport, with each side presenting a strong position (the motte) but offering little evidence (the bailey). This allows both parties to maintain plausible deniability and create a narrative that supports their interests.
As tensions rise, it is crucial to examine the root cause of these escalations: geopolitical rivalries, proxy wars, and religious and ideological differences. The implications are far-reaching, affecting not only the Middle East but also global security and stability. Questions remain about the involvement of other regional powers, such as Saudi Arabia and Turkey, and how they may respond to these developments.
It is essential to bridge this gap in understanding by engaging with diverse perspectives, questioning assumptions, and seeking out reliable information to make informed decisions about the complexities of the Middle East conflict.