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Project Gutenberg

Nabuco

Fontana, Ferdinando

2008itGutenberg #25312Original source

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available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano)








                L'ORRENDA MACCHIA


                    F. FONTANA

                      NABUCO

               (Concorso SICCARDI)


                    Nabuco il Grande re di Babilonia,
                    figlio di Nabopolassar, assediò due
                    volte Gerusalemme e conquistò la
                    terra. Orgoglioso delle sue vittorie,
                    osò credersi superiore a Dio, che lo
                    punì rendendolo pazzo; sicchè egli
                    andò errando come bruto nelle foreste.
                    Non ricuperò la ragione che poco
                    tempo prima di morire.

                                               LA BIBBIA.




             PRESSO L'AUTORE-EDITORE
                Piazza Monforte, 1
                      MILANO



                    LECCO 1893
        _Tipografia e Cartoleria_ A. ROTA




PREFAZIONE


Questo poema,--benchè opera a sè,--nella mia mente di
autore-editore è il primo volume d'una _Collezione_ che avrà
per titolo generale «_L'orrenda Macchia_» e nella quale è
mio desiderio di pubblicare scritti d'ogni sorta e d'ogni
autore che giovino alla propaganda contro la guerra.

Oggi, iniziandola col _Nabuco_, mi sia permesso, oltre
qualche idea fondamentale, d'esporre anche i criteri
speciali, che mi indussero a comporre un poema, anzichè un
lavoro letterario di indole diversa.

                             *

La fine del nostro secolo, caratterizzata dagli eserciti
immani, rassomiglia ad una foce strozzata da rupi enormi,
alla quale faccian capo molti fiumi. Tutte le grandi
quistioni, che agitarono sempre l'umanità, vi ribollono e vi
rigurgitano, volendo ogni onda, ogni opinione passare per la
prima; ma, fino a quando le rupi enormi--gli immani
eserciti--staranno, sobboliranno invano le contese di
priorità e rigurgiteranno ben anco in dolorose reazioni,
poichè la paralisi, cioè la confusione, cioè la menzogna
(che è il peggior male di tutti!), laddove impera lo spettro
della guerra, si impadronirà sempre più di ogni partito,
accada ciò nelle monarchie o in una repubblica come la
francese.

Mentono infatti i conservatori d'ogni tinta, chiusi fra le
crescenti spese d'armi, che la loro politica richiede, e la
necessità di non poterla abbandonare; e si cammuffano da
liberali, persino da socialisti, pur di procrastinare la
propria rovina. Mentono i repubblicani delle monarchie e
quelli della repubblica francese: impotenti i primi a
smuovere popoli inermi, dinanzi ai quali stanno falangi
tanto raffinatamente armate, da valere ogni loro soldato un
battaglione di vent'anni fa; impotenti i secondi a fondare
una vera repubblica, cioè federale come la svizzera e
l'americana, e a compiere le riforme sociali, sola missione
che possa avere una repubblica moderna. Mentono persino i
socialisti, che, pur tanto numerosi e tanto bene organizzati
in Germania, anzichè poter mettere in pratica il loro
programma, debbono ancora, o chinar la testa agli ulani
minacciati dall'imperatore, o limitarsi a lottare, sul campo
ristretto d'un parlamentarismo eunuco com'è il tedesco,
contro un'aumento di spese militari.

La necessità prima, dunque, la più urgente, è quella di
abbattere quelle rupi; e il prender parte all'agitazione di
chi mira a tale scopo è obbligo di ogni uomo che voglia
pretendere il nome di civile, qualunque sia la sua opinione
politica. Poichè, egli non può accampare il solito sofisma:
«esser la guerra una _necessità storica_» dovendo parergli
evidente che le _necessità storiche_ sono un derivato puro e
semplice degli ambienti sociali; sicchè, se in tempi dal
giure ristretto, quasi ancor schiavo della forza, poteva
esser necessità il mantenimento della guerra, nei nostri,
dal giure allargato, cioè capace di surrogarsi ai metodi
arcaici della forza, diventa appunto necessità storica la
sua abolizione.

Nè queste ragioni son di quelle, come si suol dire, campate
in aria; no; poichè già abbiamo popoli che ce le mostrano
ogni dì in pratica, quali la Svizzera e gli Stati-Uniti,
che--per consenso universale,--sono a _fatti_ più innanzi di
noi nei metodi di civiltà.

Ivi la donna (pietra ai paragone, questa, per i popoli e per
gli individui) è meglio trattata; non da mercanti di schiave
truccati da cicisbei, come da noi, ma da galantuomini:
nell'educazione, nelle leggi; tantochè essa può sperarvi
molto meno lontana la propria compartecipazione alla vita
politica. Il fanciullo più amato, non vezzeggiato soltanto.
Il debole meno schiacciato dalla forza brutale, da balzelli,
dal caro dei viveri, dalle fiscalità.¹ Il giure così
perfezionato da render sacra l'ospitalità ai perseguitati
politici. L'istruzione diffusa, larga, popolare. 

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